Cenni storici su Cellara.
Fu fondata, probabilmente nel IX secolo, da gruppi di profughi cosentini, costretti ad abbandonare la loro città, a causa delle invasioni saracene.
Il toponimo deriva dal latino CELLA, ‘dispensa, cameretta, cantina, cappella, chiesuola campestre, cella monastica’, attraverso la forma CELLARIA e con un suffisso che può indicare pertinenza o avere valore collettivo.
Non manca però chi ritiene che la denominazione del borgo tragga origine dai depositi di vino prodotto nella zona e chiamati localmente “cellari” o dal termine “gelsara”, inteso nel senso di ‘luogo di coltivazione dei gelsi’.
Sorta come rocca, divenne successivamente un casale di Cosenza, di cui condivise le sorti.
Gravemente colpita dal terremoto della prima metà del Seicento, verso la metà del secolo fu infeudata al granduca di Toscana, dal cui dominio fu sottratta poco dopo, a seguito della rivolta di Celico.
Col nuovo ordinamento amministrativo disposto dai francesi, a principio dell’Ottocento, venne dapprima inclusa, quale università, nel cosiddetto governo di Pietrafitta e poi trasferita nella giurisdizione di Aprigliano, nella quale fu mantenuta anche dai Borboni, tornati sul regno di Napoli, all’indomani del congresso di Vienna.
Compresa nell’elenco dei comuni cui era stato riconosciuto il diritto di esercitare gli usi civici sulla Sila, fu danneggiata dal sisma dell’inizio del XX secolo.
Del suo patrimonio storico-architettonico fanno parte alcuni edifici di culto, tra cui spiccano: la parrocchiale di San Pietro Apostolo e le chiese di San Sebastiano e Sant’Angelo delle Chiusure.