Cenni storici su Bonifati.
Si ritiene fondata, agli inizi del XV secolo, sulle rovine di Hilea o Jele, località di antica origine focese, distrutta da Roberto il Guiscardo.
Il toponimo deriva dal personale latino BONIFATUS.
Localmente è detta anche “u capu”, ossia ‘il capo’, per via dell’esistenza sul posto di un porto peschereccio, chiamato del Capo.
Feudo del principe di Bisignano, nel Cinquecento fu assegnata ai genovesi Giustiniani.
Venduta ai De Gregorio, a principio del XVII secolo, passò in seguito alla nobile famiglia dei Telesio.
Verso la metà del Settecento, divenne baronia dei Van den Eynden, cui subentrarono i Carafa di Belvedere Marittimo, che ne conservarono il possesso fino all’abolizione del feudalesimo, sancita dalle leggi napoleoniche.
Compresa nel cantone belvederese, ai tempi della Repubblica Partenopea, col nuovo ordinamento amministrativo disposto dai francesi, all’inizio del XIX secolo, fu dapprima inserita, quale università, nel cosiddetto governo di Cetraro e poi elevata a Comune del circondario di Belvedere Marittimo, in cui fu mantenuta dai Borboni, tornati sul regno di Napoli, all’indomani del congresso di Vienna.
Danneggiata dal terremoto dei primi anni del Novecento, fu inclusa nell’elenco degli abitati da consolidare a totale carico dello stato.
Tra le testimonianze storico-architettoniche figurano: la chiesa dell’Annunziata; i ruderi del castello medievale; i resti del convento di San Francesco di Paola e la chiesa conventuale di Santa Maria di Loreto, della prima metà del XVI secolo.
A Cittadella del Capo si trovano: l’ottocentesco palazzo De Aloe, dichiarato monumento nazionale; il palazzo Golletti, dello stesso periodo; una torre di guardia, del Cinquecento, facente parte del sistema difensivo vicereale.