Cenni storici su Belmonte Calabro.
Identificata da alcuni con l’antica Tillesio, fu fondata, nel IX secolo, dai profughi delle località costiere, soggette alle continue incursioni saracene.
Il toponimo, che nel Cinquecento è attestato nella forma Bellomonte, si riferisce chiaramente all’ubicazione dell’abitato.
Trasformata in un luogo fortificato da Carlo d’Angiò che, nella seconda metà del XIII secolo, vi fece costruire un castello, fu feudo dei Salvacossa, cui subentrarono i Sacco.
Nel corso del Quattrocento, fu assegnata ai di Tarsia, che ne conservarono il possesso fino all’estinzione del loro casato, avvenuta nella seconda metà del XVI secolo, quando venne concessa ai principi Ravaschieri.
Passata ai Pinelli, per successione femminile, ebbe come ultimi feudatari i Pignatelli.
Capoluogo di uno dei cantoni del dipartimento del fiume Crati, ai tempi della Repubblica Partenopea, col nuovo ordinamento amministrativo disposto dai francesi, all’inizio dell’Ottocento, fu inserita dapprima, quale università, nel cosiddetto governo di Amantea e poi tra i comuni del circondario facenti capo a questa cittadina.
Fu danneggiata dal terremoto del principio del XX secolo.
Tra le testimonianze storico-architettoniche figurano: la parrocchiale di Santa Maria Assunta, di antiche origini medievali ma rifatta nel Cinquecento, con l’interno in stile barocco; la chiesa del Carmine, che custodisce un monumento funerario dei Ravaschieri; le seicentesche chiese del convento di San Giuseppe e dell’Immacolata; quella di Santa Maria dei Greci, romitorio basiliano; la chiesa dell’Annunziata, nell’omonima località; il casino Giuliani, del XVI secolo; il monumento-faro costruito in ricordo di Michele Bianchi, quadrunviro fascista, che vi è sepolto, e i resti delle fortificazioni medievali.