Cenni storici su Caresanablot.
Il toponimo, nel determinato, riprende il significato della non lontana, ma neppure vicinissima, Caresana, rappresentando il luogo uno dei confini, in questo caso quello settentrionale, di una vasta proprietà fondiaria, denominata forse un tempo PRAEDIA CARISIANA con riferimento al nome gentilizio latino CARISIUS.
Il determinante, richiesto proprio dall’esistenza dell’omonimo citato, non risulta altrettanto chiaro.
Qualche studioso lo spiega come un adattamento del nome personale “Bellotto”, utilizzato come cognome, mentre per altri sarebbe tratto dal nome di “una terra si trova fra Caresana e Vercelli”.
Ma le ipotesi possono essere molteplici: tra queste sembrerebbe valida quella che richiama la voce gotica “blauts”, donde il piemontese “biot, biut”, con il significato di ‘nido’, attestato nell’area vercellese.
Le sue vicende storiche si confondono con quelle di Vercelli.
Nel 1621 il duca Carlo Emanuele I la infeudò a Flaminio Avogadro.
Nel 1695 dai discendenti di questi una parte fu ceduta ad Antonio Francesco Bulgaro.
Nel 1724 il feudo passò al conte Gaspare Giuseppe Arborio Biamino.
Tra le testimonianze storico-architettoniche figura la parrocchiale di Santa Cecilia, ricostruita nel 1601, al cui interno sono presenti affreschi dei secoli XV e XVI; nella cappella a destra, è da segnalare un dipinto cinquecentesco di scuola vercellese, raffigurante Gesù, le Pie Donne e gli Apostoli.