Cenni storici su Amatrice.
Fu sede nell’alto Medioevo di una serie di villaggi, chiamati Terre Summatine, i quali, dopo l’invasione longobarda, furono aggregati al ducato di Spoleto; alla caduta di quest’ultimo, entrò a far parte dei possedimenti della Santa Sede e nel XIII secolo fu annessa al regno di Napoli.
I secoli successivi la videro lottare prima con Cascia e Norcia (XIV secolo) e poi con L’Aquila (XV secolo).
Durante le guerre tra Angioini e Aragonesi si schierò dalla parte di questi ultimi e a titolo di ricompensa ottenne il privilegio di battere moneta; tuttavia nel 1529 voltò le spalle alla Spagna per sostenere re Francesco I di Francia: subì perciò il saccheggio e la quasi totale distruzione da parte delle truppe di Carlo V.
Dopo essere appartenuta ad alcune famiglie feudali (Vitelli, Orsini e Medici), fece parte del regno di Napoli fino all’unità d’Italia.
Il toponimo, la cui origine è legata alla conformazione del territorio comunale, deriva dal latino MATRIX, MATRICIS, che significa ’gora’, ‘canale’.
La tradizione vuole che l’abitato, dopo la distruzione subita nel 1529, sia stato ricostruito su progetto di Cola Filotesio, pittore e architetto originario della zona: più volte colpito da terremoti, esso conserva l’armoniosa alternanza di palazzi cinque-settecenteschi e di edifici più antichi, quali il municipio e la slanciata torre civica.
Di grande valore storico-architettonico sono le chiese, tra le quali spiccano quelle dedicate a San Francesco, della seconda metà del Trecento, e a Sant’Agostino, la cui facciata è impreziosita da un splendido portale gotico –entrambe sono affiancate da maestose torri campanarie–.