Cenni storici su Polignano a Mare.
Stando alla tradizione, sarebbe sorta sul luogo dell’antica città greca di Neapolis, che in seguito avrebbe assunto il nome di Polisnea e Polineanum.
Il toponimo, che in documenti medievali compare nelle forme di Pulignano e Poliniani, deriva dal personale latino PAULINIUS, col suffisso aggettivale –anus, indicante proprietà fondiarie.
La specificazione “a Mare” fu aggiunta con un regio decreto del 1863, con chiaro riferimento all’ubicazione dell’abitato.
La sua storia, in cui mancano avvenimenti di particolare rilievo, non si discosta da quella del resto della Puglia, passata sotto i bizantini, dopo la caduta dell’impero romano, e costretta a subire le devastanti invasioni barbariche e saracene.
Assoggettata, nel corso del Medioevo, ai normanni, agli svevi, agli angioini e agli aragonesi, cui subentrarono gli spagnoli, all’inizio del XVI secolo, nel Settecento cadde nelle mani degli Asburgo e dei Borboni, che ne tornarono in possesso al termine della parentesi napoleonica, dominando sull’intero regno delle due Sicilie fino all’unità d’Italia.
Tra i monumenti figurano vari edifici di culto, tra cui spicca la chiesa parrocchiale, consacrata verso la fine del Duecento; affiancata da massiccio campanile quadrangolare, conserva, tra l’altro, pregevoli statue, del XV-XVI secolo, e un suggestivo presepe in pietra.
Interessante è anche il complesso abbaziale di San Vito, edificato tra il 1500 e il 1700.
Delle fortificazioni erette a difesa della costa va citata la cinquecentesca torre Incina.