Cenni storici su Locorotondo.
Non si hanno notizie precise sulle sue pur lontane origini.
Elencata in un documento della fine del secolo XI tra i possedimenti dell’abbazia di Santo Stefano di Monopoli, ha assunto in passato diverse denominazioni: da un “casale Locirotundi”, di cui si parla in un atto della seconda metà del Duecento, si è arrivati ai nomi di Loco Rotondo, Luoco Rotondo o Luogo Ritondo, del XVII e XVIII secolo.
A prescindere dalla forma assunta, il toponimo si riferisce sempre all’impianto circolare dell’abitato.
La sua storia, nella quale mancano avvenimenti di particolare rilievo, non si discosta da quella dei territori circostanti che, superato il triste periodo altomedievale, contraddistinto dalle devastazioni causate dalle invasioni barbariche e saracene, furono assoggettati alle dominazioni normanna, sveva, angioina e aragonese.
Inglobata, nel Quattrocento, nel principato di Taranto, retto all’epoca dagli Orsini del Balzo, dall’inizio del XVI secolo fu sotto il governo spagnolo, venendo acquistata, verso la metà del Seicento, dal duca di Martina Franca, Francesco Caracciolo.
Nel secolo successivo cadde nelle mani degli Asburgo e dei Borboni che, fatta eccezione per il periodo napoleonico, vi dominarono fino all’ingresso nel regno d’Italia.
Nel patrimonio storico-architettonico spiccano: la chiesa della Madonna della Greca, in stile romanico-gotico, risalente forse al XV secolo, e la parrocchiale di San Giorgio Martire, eretta tra la fine del Settecento e la prima metà dell’Ottocento, in cui si possono ammirare, tra l’altro, pregevoli riquadri in pietra, raffiguranti scene del Vecchio Testamento.