Cenni storici su Casamassima.
Il toponimo, che compare nella forma attuale già in un documento del XII secolo, è composto di “casa” e dell’aggettivo “massima”, inteso nel senso di ‘la maggiore’, piuttosto che riferito alla proprietà di un Massimo.
Secondo una tradizione, il console romano Fabio Massimo, durante la guerra tarantina, avrebbe costruito nella zona un castello, attorno al quale si sarebbe sviluppato l’abitato e da cui sarebbe derivato il nome di Casa Massima dato alla località.
La sua storia, in cui mancano avvenimenti di particolare rilievo, non si discosta da quella del resto della regione, entrata a far parte dei possedimenti bizantini, dopo la caduta dell’impero romano.
Superato il triste periodo delle invasioni barbariche e delle incursioni saracene, nel Medioevo fu assoggettata alle dominazioni normanna, sveva, angioina e aragonese, seguite dal lungo malgoverno spagnolo.
Passata, nel XVIII secolo, sotto gli Asburgo e i Borboni, che ne tornarono in possesso all’indomani del congresso di Vienna, nel 1861 fu annessa all’Italia unita, partecipando alle successive vicende nazionali e internazionali.
Tra i beni architettonici figurano: la chiesetta di Santa Lucia o del Soccorso, risalente al XII secolo, e la chiesa di Santa Croce, di stile tardo-romanico.