Cenni storici su Capurso.
Sorta probabilmente intorno al IX-X secolo, potrebbe derivare il toponimo dal personale latino CAPURTIUS o CAPRUTIUS oppure dal cognome ugualmente latino CAPURSUS o CAPUDURSUS, ‘Capo d’Orso’.
Stando alla leggenda, un orso, che seminava il terrore nella zona, fu ucciso dagli abitanti del posto, i quali, tagliata la testa dell’animale, la misero su un carro trainato da buoi e fondarono un villaggio nel luogo in cui questi si fermarono.
Più volte devastata durante le dominazioni bizantina, normanna, sveva e angioina, registrò una ripresa sotto gli aragonesi, grazie alla politica illuminata della duchessa di Bari, Bona Sforza, cui era infeudata.
Nel Settecento, a seguito del ritrovamento nel pozzo di Santa Maria dell’immagine di quella che da allora fu chiamata la Madonna del Pozzo, conobbe un nuovo sviluppo.
Assegnata ai Pappacoda fino alla seconda metà del XVIII secolo, nel periodo napoleonico divenne sede di importanti uffici pubblici.
Dopo la stasi del ventennio fascista riprese la strada della crescita urbana ed economica.
Tra i monumenti figurano: la cinquecentesca parrocchiale del Santissimo Salvatore; la reale basilica della Madonna del Pozzo, del Settecento, con l’annesso convento degli alcantarini; la chiesa del Todisco o della Madonna delle Grazie; il convento di San Francesco da Paola, della prima metà del XVII secolo; le chiesette di Sant’Antonio Abate, Sant’Antonio di Padova, del Carmine e della “solitudine”(in quest’ultima si trova il noto pozzo della Madonna); i palazzi Balj, Tansella, Volpe (ora Di Tardo), Venisti, Gassi (ora Del Medico), De Angelis e Mizzi.
Di pari passo con lo sviluppo economico, ha registrato un notevole incremento demografico.