Cenni storici su Binetto.
Citata come Benetto, Binecti e Bineti in documenti che vanno dalla seconda metà del secolo XI alla prima del XIII, deriva il toponimo dal latino VINETUM, avente il significato di ‘vigneto’.
La sua storia, in cui non si registrano avvenimenti di rilievo, non si discosta da quella dei territori circostanti, assoggettati, nel corso dei secoli, a più dominazioni e a svariate gestioni feudali.
Dopo essere appartenuta alle nobili famiglie dei Nicastro e degli Arcamone, agli inizi del Cinquecento fu donata ai D’Angelo dal re di Napoli, Ferdinando III.
I passaggi di proprietà continuarono fino all’abolizione dei diritti feudali, sancita dalle riforme napoleoniche, a principio del XIX secolo: possesso dei Caracciolo, fu da questi venduta ai Carafa, cui subentrarono i De Angelis.
Annessa al regno d’Italia, al termine del restaurato governo borbonico, partecipò alle vicende nazionali e internazionali nella seconda metà dell’Ottocento e nel Novecento.
Nel 1927 fu unita a Grumo Appula, da cui si separò nel 1946, quando acquistò l’autonomia amministrativa.
L’elemento di maggior valore del patrimonio storico-architettonico è costituito dalla romanica chiesa parrocchiale dell’Assunta; oggetto di più rifacimenti, nel XVII e soprattutto nel XIX secolo, conserva pregevoli sculture, di scuola napoletana.