Cenni storici su Torre San Patrizio.
Il primo nucleo dell’abitato si formò intorno alla chiesa di San Patrizio, risalente all’XI secolo e ormai scomparsa.
Divenuta libero Comune dopo pochi anni, pur rimanendo nella sfera d’influenza dei monaci dell’abbazia di Farfa, perse l’autonomia nel 1258, anno in cui venne ceduta a Fermo da re Manfredi.
Schieratasi nel 1443 con Francesco Sforza nel tentativo di recuperare la propria autonomia, fu distrutta dalle truppe pontificie e assoggettata da Cesare Borgia, figlio di papa Alessandro VI, che, negli anni a cavallo tra Quattro e Cinquecento, concentrò il suo interesse sulla Romagna e sull’Italia centrale, nell’intento di crearvi uno stato personale.
Ricostruita da Fermo, tornò sotto l’amministrazione fermana, passando in seguito allo Stato Pontificio fino all’unità d’Italia.
Il toponimo deriva dal nome della chiesa intorno alla quale nacque il primo insediamento, preceduto dal termine “torre”.
L’effetto delle distruzioni che i torresi attirarono su di sé, opponendosi ai tentativi di conquista di cui furono oggetto nel corso dei secoli, è ben visibile nei pochi resti delle antiche fortificazioni tre-quattrocentesche: rimane intatta solo la porta da Sole, dal classico arco gotico, un tempo unico accesso all’abitato.
Un affresco di Pietro Alemanno, intitolato “Madonna accompagnata da Santi” e datato 1446, campeggia nell’antica chiesa della Madonna delle Rose.
Settecentesca è la chiesa di San Salvatore.