Cenni storici su Santa Vittoria in Matenano.
Fu fondata nell’890 d.
C.
da un gruppo di monaci farfensi guidati dall’abate Pietro I, che la scelsero come rifugio dopo essere sfuggiti alle violenze dei barbari.
Divenuta libero Comune nel corso del Duecento, subì tra il 1242 e il 1248 l’occupazione delle truppe di Federico II di Svevia.
Verso la metà del XV secolo si diede propri statuti, di orientamento fortemente democratico.
Dalle pergamene, dai libri e dai codici che provengono dall’abbazia eretta dai benedettini si deduce l’importanza che ebbe nei secoli come centro letterario e artistico.
Entrata a far parte, nel XV secolo, dello Stato Pontificio, subì alla fine del Settecento l’invasione francese.
Il toponimo deriva dal nome della Patrona, vergine martire di nobile famiglia romana, il cui corpo fu sottratto alle incursioni dei saraceni dall’abate Ratfredo e trasferito nella cripta dell’attuale parrocchiale intorno al 930; la specificazione si riferisce invece al nome del colle su cui si sviluppa l’abitato e può provenire da un personale latino MATINUS, con l’aggiunta del suffisso aggettivale –ANUS.
Si accede al centro storico attraverso una porta sormontata da una snella torre gugliata (1235).
Tra gli edifici religiosi figura la chiesa di Sant’Agostino (XVI secolo), impreziosita da un chiostro completamente rimaneggiato; l’attiguo convento ospita il municipio e custodisce preziosi documenti in pergamena e carta che vanno dall’XI al XIX secolo.
Risale al 990 il convento delle suore benedettine, decorato sulla facciata da iscrizioni trecentesche e contenente una Pietà del XV secolo.
Insieme ai resti di Santa Vittoria, la parrocchiale custodisce tele, croci e reliquiari di pregio, databili tra Cinque e Seicento.
Della chiesa edificata dai potenti abati farfensi resta oggi una cappella, detta Cappellone, affrescata nel Quattrocento da fra’ Marino Angeli.