Cenni storici su Lapedona.
La creazione del primo insediamento viene comunemente attribuita ai pelasgi, mitico popolo che, secondo la tradizione, s’insediò nel centro Italia nel corso del IV secolo a.
C.
; l’intensità del popolamento del territorio comunale è comunque documentata dai molti reperti di età picena e romana che vi sono stati rinvenuti.
Intorno all’anno mille i monaci benedettini dell’abbazia di Farfa, bonificando le terre circostanti e costruendovi chiese e monasteri, vi stabilirono il loro dominio, dando vita all’abitato.
Prima della fine dell’XI secolo risulta inserita tra i possedimenti di Fermo e coinvolta in frequenti conflitti contro la rivale Ascoli.
Al pari dell’intera marca fermana, fu annessa allo Stato Pontificio nel XV secolo.
Nel 1798 fu invasa dalle truppe francesi, reduci dalla vittoria sull’esercito napoletano di Ferdinando IV.
Il toponimo deriva da PEDONA, corrispettivo femminile del personale latino PEDO, PEDONIS, con concrezione dell’articolo.
Attraverso l’antica porta Marina, perfettamente conservata, con arco a sesto acuto ornato da merli ghibellini, si accede al centro storico.
Sotto il portico del cinquecentesco palazzo comunale, abbellito da archi difformi, si trova un cippo funerario di epoca romana, sul quale si distinguono iscrizioni e bassorilievi.
La chiesa di San Nicolò è decorata con un bel soffitto ligneo ed espone sull’altare maggiore una tela di Simone de Magistris.
Un portale in stile neoclassico immette nella chiesa parrocchiale dei Santi Giacomo e Quirico, dove sono custodite due pregevoli sculture in legno.
Nei dintorni dell’abitato si erge in aggiunta la piccola chiesa di Santa Maria Manù, che conserva le sue purissime linee romaniche senza concessioni a virtuosismi architettonici.