Cenni storici su Francavilla d'Ete.
Sorta in seguito alla centuriazione augustea del I secolo a.
C.
, che ripartì e assegnò i terreni della zona a proprietari privati, venne fortificata nel 1140 d.
C.
, quando i servi del conte Giberto di Ismidone –proprietario da un decennio, per donazione del vescovo Liberto, di alcuni feudi vicini– fuggirono per riunirsi sul monte Tiziano e dare origine a un libero Comune.
Nel 1385 il capitano di ventura Averardo della Campana riuscì a sottomettere l'abitato, molto ambito per la sua posizione strategica a metà strada tra Fermo e Urbisaglia; i fermani ne riscattarono però la proprietà per la forte somma di 3.
000 ducati, per poi rivenderla al banchiere pistoiese Ricciardo Cancellieri.
Nessun avvenimento di rilievo è registrato nelle fonti dopo questo fatto: nel XV secolo, al pari del resto della regione, entrò nella sfera d'influenza dello Stato Pontificio, uscendo stremata dalle numerose carestie seicentesche e subendo, nel secolo successivo, le angherie degli eserciti austriaci di passaggio sui territori della Chiesa oltre a l'invasione francese.
Il primo elemento del toponimo fa riferimento a un territorio esente da imposte o obblighi feudali mentre la specificazione, assunta nel 1863, si riferisce al corso d'acqua che bagna il territorio comunale.
Sopravvivono in buono stato di conservazione, unici resti dell'antico castello, tre torrioni e una porta, più tarda, sovrastata da un orologio e da una campana.
Il convento francescano di San Rocco custodisce due importanti affreschi quattrocenteschi raffiguranti una Natività e una Crocifissione, di cui non si conosce la paternità.
La chiesa di San Pietro Apostolo, immersa nella campagna, fu costruita nel XIX secolo su progetto dell'architetto Sacconi, in sostituzione di quella che sorgeva all'interno del castello, andata distrutta.