Cenni storici su Campofilone.
Il primo nucleo dell’abitato si sviluppò nell’alto Medioevo intorno all’abbazia benedettina di San Bartolomeo.
Nel X secolo entrò a far parte dei possedimenti dell’abbazia di Farfa e due secoli dopo passò sotto il dominio del vescovado di Fermo, cui rimase fino al 1342.
Coinvolta nelle aspre lotte tra Fermo e la potente Ascoli, fu annessa verso la metà del Trecento allo Stato Pontificio, in seguito all’azione del cardinale Albornoz, inviato dal papa per riportare l’ordine nella regione.
Tra il XVII e il XVIII secolo, dopo essere stata colpita da alcune pestilenze, fu invasa dapprima dagli eserciti austriaci di passaggio sui territori marchigiani e in seguito dalle truppe francesi; tornata alla Chiesa con la caduta del Regno Italico napoleonico, vi rimase fino alla costituzione del regno d’Italia.
Il toponimo sarebbe, secondo alcuni, un composto della parola “campo” e del nome personale longobardo FILO, FILONE; secondo altri ha preso invece forma dalla locuzione CAMPUS FULLONUM, che indica un possesso o uno stabilimento di tintori o lavandai.
L’antica abbazia di San Bartolomeo, ricostruita nella seconda metà dell’Ottocento, presenta pianta a croce greca e custodisce nell’abside affreschi del Fontana (presenti anche nella chiesa di San Patrizio), insieme a figure di Santi, marmi e stoffe preziose utilizzate come decorazioni dal suo allievo Nicola Achilli.
L’abitato conserva consistenti resti del castello medievale, la via degli Orti, con volta a botte, il viale dei Pini, il torrione di porta Marina, porta da Sole e porta da Bora.
Di grande interesse architettonico sono in aggiunta le chiese della Santissima Trinità e di Sant’Orazio.