Cenni storici su Olevano di Lomellina.
I primi insediamenti nella zona risalgono probabilmente ai levi, provenienti dalla Liguria, cui subentrarono i celti e in seguito i galli e i romani, come testimoniato dal rinvenimento di vari reperti archeologici, tra cui figurano numerose tombe di epoca gallo-romana.
Non è chiaro se il toponimo derivi dal latino AULA LAEVORUM, ossia 'corte dei levi', o da AB OLLIS, in relazione ai recipienti (olle) scoperti nel corso di scavi; non manca tuttavia chi propende per l'origine celtica del nome, facendolo risalire all'espressione "ol ebam", usata nel senso di "pianura nella valle", con chiaro riferimento all'ubicazione del borgo.
Con il disfacimento dell'impero romano, seguendo le sorti di tutta la Lomellina, anche queste terre furono invase dai longobardi, il cui dominio si protrasse dal 568 al 774.
Passata sotto i franchi, nel 1164 venne assegnata ai conti palatini, il cui capostipite fu Uberto di Olevano.
Oggetto di controversie giudiziarie, intorno alla seconda metà del '500, tra i Beccaria, che l'avevano acquistata, e gli Attendolo Bolognini, suoi vecchi proprietari, nel 1661 tornò sotto la signoria di questi ultimi, passando in seguito ai Taverna e ai marchesi di Olevano, che continuarono ad occuparsene anche dopo la soppressione dei feudi e l'annessione al regno dei Savoia agli inizi del '700.
Tra i monumenti spiccano il castello dell'undicesimo secolo, con l'annessa chiesa di San Salvatore, risalente al 1200, la settecentesca chiesa parrocchiale di San Michele Arcangelo e la chiesa di San Rocco.
Il castello, che domina il borgo dall'alto, fu distrutto da Federico Barbarossa nel XII secolo e da lui stesso riedificato.
Agli inizi del XV secolo fu di nuovo raso al suolo dalle milizie di Facino Cane, che effettuarono numerose scorrerie in territorio lomellino.
Antonio Olevano lo riedificò per la terza volta nel 1420.
Dovette essere un centro di largo interesse militare se subì nuovi grandi danni ad opera dei francesi nel 1557.