Cenni storici su Rivarolo Mantovano.
La zona anticamente era attraversata da un grande corso d'acqua, come testimoniato dall'avvallamento del terreno tuttora visibile nei pressi di Cividale.
L'esistenza di questo corso d'acqua, lungo il quale sorsero i primi insediamenti, cui subentrarono in seguito stanziamenti romani, ha influito anche sul nome, riconducibile a "ripa" e ai suoi diminutivi "ripula" e "riparola".
Si è denominata Rivarolo Fuori fino al 1867 per il fatto di trovarsi, a differenza di Rivarolo del Re, fuori del dominio spagnolo.
Dopo la caduta dell'impero romano e l'invasione dei longobardi, fu un susseguirsi di signori alla guida del feudo che, dopo essere stato possedimento del monastero di Leno, passò ad Adalberto d'Este e quindi al vescovo di Piacenza, ad Uberto Buoso, al vescovo di Cremona, ai Dovara, ai Persico, ai Mariani, ai Picenardi, ai Lupo di Soragna e ai Cavalcabò.
Solo il dominio dei Gonzaga, affermatosi con la cessione del borgo a Gianfrancesco Gonzaga da parte della Serenissima, per i meriti da questo acquisiti nella lotta contro le truppe dei Visconti, durò a lungo, anche se tra numerose controversie per la successione.
Conobbe in seguito l'occupazio ne austriaca, l'annessione alla Repubblica Cisalpina e al Lombardo-veneto oltre a l'attiva partecipazione ai moti risorgimentali.
L'impianto urbanistico rimanda alla vicina Sabbioneta, la "piccola Atene" di Vespasiano Gonzaga, che non soltanto caricò i rivarolesi per andare avanti con i lavori della sua capitale, ma fece addirittura abbattere il castello di Rivarolo riutilizzandone i materiali.
Successivamente il principe ebbe un ripensamento e ridisegnò la nuova Rivarolo con una pianta regolare e vie diritte che confluivano nella piazza.
A Vespasiano si devono le tre porte affiancate da massicci torrioni che immettono nel borgo, dominato dalla parrocchiale di Santa Maria Annunziata, di antica origine quattrocentesca, vicino alla quale si erge il palazzo comunale con la torre dell'orologio.