Cenni storici su Grezzago.
Citata come Gratiago e Grazago in alcuni documenti del XIII secolo, deriva probabilmente il toponimo dall'aggettivo medievale "gratiacus", riferito al nome di persona GRATIUS.
Le sue origini, pur mancando conferme in merito, vengono riportate all'alto Medioevo, in particolare modo al IX e X secolo, e poste in relazione alla nascita, in questi territori, di piccole comunità rurali, grazie a quella vasta opera di dissodamento dei terreni incolti, di bonifica e di canalizzazione delle acque attuata dalle comunità di monaci benedettini e cistercensi nel periodo successivo alle invasioni barbariche.
Fu sottoposta, sul piano ecclesiastico, alla pieve di Pontirolo.
Divenuta un latifondo nel corso del Quattrocento, fu posta sotto il controllo della famiglia Moroni, che ne mantenne il possesso fino alla metà del XVIII secolo, quando il feudo fu ceduto a Giovanni Villa.
Solo nel corso dell'Ottocento ha conosciuto una vera e propria urbanizzazione, favorita anche dalla comparsa dei primi impianti produttivi.
Va segnalato che è stata tra i promotori, sul finire degli anni Sessanta del XIX secolo, della costituzione del Consorzio Intercomunale dell'Adda, ente che si prefigge la preservazione e la valorizzazione del patrimonio ambientale attorno a questo fiume.
Povera la presenza di monumenti: oltre al monumento ai Caduti, non vi sono, infatti, costruzioni di particolare rilievo architettonico, fatta eccezione per la chiesa parrocchiale di San Martino, ricostruita nel 1941, nel cui interno è possibile ammirare un dipinto del XVII secolo, e il quattrocentesco palazzo Zoia, contenente alcuni affreschi del Seicento.
Anche qui, nel XIX secolo, era coltivato il gelso, utilizzato dall'industria serica.