Cenni storici su Cavenago di Brianza.
Potrebbe derivare il toponimo, anticamente Cavanacum o Cavenagum, dalle cave di argilla un tempo diffuse nella zona, o dalle espressioni "Ca' Vinationis" o "Ca' Venationis", che si riferiscono rispettivamente all'abbondante presenza in passato su questo territorio di vigneti o di boschi ricchi di selvaggina; non manca però chi ritiene che il borgo abbia tratto il nome da quello di una nobile famiglia che qui ebbe estesi possedimenti.
Dopo aver fatto parte, nella seconda metà del IX secolo, delle proprietà dell'arcivescovo di Milano Ansperto degli Albuzzi di Biassono, che lasciò i suoi diritti su queste terre all'ospedale e al monastero milanesi di San Satiro, dai quali passarono al monastero di Sant'Ambrogio, fu coinvolta nelle lotte tra i comuni lombardi e l'imperatore Federico Barbarossa, seguendo le successive vicende storiche del resto della Lombardia assoggettata, dopo le signorie viscontea e sforzesca, a varie dominazioni straniere.
Sul finire del XVII secolo venne infeudata ai conti Rasini, cui subentrò il barone Marcacci, a sua volta seguito, intorno alla metà dell'Ottocento, dai Morettini.
Tra le testimonianze storico-architettoniche vanno segnalati: il palazzo Rasini, sede del municipio e della biblioteca, che conserva soffitti affrescati di notevole interesse artistico; la chiesa di Santa Maria in Campo, edificata probabilmente intorno al Mille e dichiarata monumento nazionale; la parrocchiale, intitolata a San Giulio, in cui è possibile ammirare pregevoli affreschi del XV e XVI secolo.