Cenni storici su Ossona.
Unita al Comune di Casorezzo fino al 1909, quando acquistò l'autonomia amministrativa, secondo alcuni studiosi deriva il toponimo dal latino OB SOMNIA, in riferimento alla sua distanza dal capoluogo lombardo, una distanza non rilevante ma sufficiente a far sì che in passato vi sostassero per ritemprarsi quanti, provenendo dalle Gallie, erano diretti a Milano; altri invece si richiamano al latino DOSSUM, 'dosso' o al nome proprio AUSSA o ancora a un vocabolo di antiche origini celtiche con il significato di 'paese recintato'.
Non manca neppure chi, rifacendosi ad una leggenda locale, propende per un'interpretazione letterale del nome, che sarebbe derivato dal ritrovamento in questi luoghi di un campo di ossa.
Dotata già sul finire del Duecento di più chiese plebane, quali quelle dedicate a San Cristoforo, a San Bartolomeo, a Santa Maria, ai Santi Naborre e Felice e ai Santi Vittore, Claudio e Lupezio, seguì le vicende storiche dei territori circostanti che, dopo le lotte tra i comuni e l'impero, furono coinvolti in quelle per il predominio su Milano tra le famiglie rivali dei Torriani e dei Visconti, venendo in seguito sottoposti alle signorie viscontea e sforzesca e a più dominazioni straniere.
Gravemente colpita dalla cosiddetta peste di San Carlo, abbattutasi sul milanese nel 1576, nel 1859 accolse alcuni dei tanti feriti sopravvissuti alla battaglia di Magenta, nel corso della quale l'esercito francopiemontese sconfisse quello austriaco.
Tra le nobili famiglie che ebbero possedimenti nella zona nel XVIII e XIX secolo vanno segnalati i Litta, i Bosi e i Cornaggia Medici.
Del suo patrimonio storico-monumentale fanno parte la chiesa di San Bartolomeo, risalente all'anno mille, e la parrocchiale intitolata a San Cristoforo.