Cenni storici su Torre di Mosto.
Il toponimo deriva dalla parola “Torre” e De (o Da) Mosto, cognome di una famiglia nobile veneziana.
In epoca preimperiale il paesaggio era completamente diverso da quello attuale, ovunque distese d’acqua da cui affioravano piccole isole, che vennero abitate all’epoca dell’impero romano.
Questo ambiente lagunare e acquitrinoso si rivelò ostile ai barbari che, nel V secolo, invasero il Veneto, e ciò le consentì di essere risparmiata dal loro rovinoso passaggio.
La popolazione si accrebbe intorno al 600 d.
C.
con la fondazione di Eraclea, che prese l’attuale denominazione dopo che venne costruita una torre a difesa delle abitazioni.
Ma alla fine del VII secolo, con il peggioramento della situazione ambientale, subì un lento declino.
Venezia la difese strenuamente, in quanto crocevia di molti traffici commerciali, fino al 1411, anno in cui fu rasa al suolo dall’imperatore Sigismondo.
La ripresa fu repentina e la famiglia Da Mosto si occupò della ricostruzione della torre.
Poche le terre coltivabili per la presenza di paludi, che rappresentarono anche la principale causa di malattie, tra cui la malaria, che, tra il XV e il XVIII secolo, decimò la popolazione.
Annessa all’Austria dopo la caduta della repubblica di Venezia, fece parte del napoleonico Regno d’Italia e fu eretta a Comune.
Con l’ingresso nel Regno del Lombardo-Veneto ebbero inizio importanti lavori di bonifica che, proseguiti con l’unità d’Italia, furono sospesi a causa delle operazioni belliche della prima guerra mondiale.
Al termine del conflitto l‘opera di risanamento fu ripresa e completata.
Il patrimonio artistico è interessante ma non vasto; da menzionare la parrocchiale, più volte restaurata, al cui interno risalta un grande affresco del 1771 sulla glorificazione di San Martino.
Mirabile è l’immagine della Madonna del latte, si trova nella chiesa di Sant’Anna di Boccafossa.