Cenni storici su Varmo.
Abitata già in tempi preistorici, stando ai reperti dell’età del bronzo rinvenuti nella zona, registrò in seguito altri insediamenti fino ad arrivare alla colonizzazione dei romani, di cui pure sono pervenute varie testimonianze.
Il toponimo, che richiama chiaramente l’omonimo fiume, potrebbe derivare dalla base indoeuropea “wara” o “wor”, che significa ‘acqua’.
Superato il triste periodo delle invasioni barbariche, intorno al X secolo fu donata dagli imperatori tedeschi ai patriarchi di Aquileia, che, con immigrazioni forzate di coloni slavi, provvidero a ripopolare le campagne friulane, in totale stato di abbandono dopo le devastanti incursioni ungariche.
Risalgono al 1100 le prime notizie sui signori locali, giunti in Friuli al seguito degli Ottoni.
Il loro nome originario era Muenchenberg, che poi cambiarono in Warm.
Dopo la distruzione dei castelli costruiti nei pressi del Tagliamento, causata da una grande alluvione, sul finire del Cinquecento, questi nobili si trasferirono nel borgo, contribuendo, con altri, al suo sviluppo.
Agli inizi del XVI secolo la repubblica veneta, conquistata la contea di Gorizia, assorbì anche la località di Belgrado, infeudandola ai Savorgnan.
La storia successiva al declino della Serenissima, nel 1797, ha seguito quella dei territori circostanti, annessi all’Italia nel 1866.
Tra le testimonianze storico-artistiche figurano: l’ottocentesca parrocchiale di San Lorenzo, contenente un pregevole trittico del XVI secolo; la chiesa di San Nicolò, a Belgrado; quella dell’Assunta, del 1400, a Santa Marizza; la parrocchiale di Gradiscutta; la chiesa di Santa Radegonda, a Madrisio, e quella di Roveredo, dedicata ai Santi Ermacora e Fortunato.
Degni di nota sono anche: le ville Canciani-Florio e Piacentini; il "mulino di Ser Giorgio", a Gradiscutta, e gli affreschi murali cinquecenteschi, esempi di arte popolare.