Cenni storici su Moraro.
I primi insediamenti nella zona risalgono probabilmente ai celti; a questi subentrarono stanziamenti di romani, la cui presenza nel territorio è testimoniata da alcuni reperti archeologici rinvenuti.
Il toponimo, che compare per la prima volta soltanto in un documento del XVI secolo, corrisponde al termine friulano “morar”, ‘gelso’, derivante dal latino MORUM, ‘mora’, con l’aggiunta del suffisso.
Abitata anche in epoca alto-medievale, come attestato dalla scoperta di una necropoli longobarda, nei secoli successivi entrò a far parte dei possedimenti del patriarcato di Aquileia, quale piccolo villaggio agricolo di Cormons.
Seguendo le sorti delle località circostanti, nel X secolo fu invasa dagli ungari, che devastarono tutta la pianura friulana, costringendo il patriarca a ripopolare le campagne con immigrazioni forzate di slavi.
Feudo del conte di Gorizia, nel 1420 fu conquistata dalla repubblica veneta e venne saccheggiata dai turchi sul finire del secolo, quando, in seguito a una permuta tra l’ultimo conte goriziano e l’imperatore Massimiliano I, passò sotto la dominazione austriaca.
Coinvolta, nei primi decenni del Seicento, nella guerra di Gradisca tra la Serenissima e l’Austria, nel 1866, nel corso della terza guerra d’indipendenza, fu occupata dai cavalleggeri italiani, tornando però poco dopo nelle mani degli austriaci.
Durante la prima guerra mondiale, al termine della quale fu annessa all’Italia, fu teatro di operazioni militari, essendo posta nelle immediate vicinanze del fronte.
Aggregata a Capriva del Friuli nel 1927, recuperò l’autonomia amministrativa soltanto nel 1955.
Tra le testimonianze storico-architettoniche figurano: la quattrocentesca parrocchiale di Sant’Andrea, ristrutturata nella prima metà del XVII secolo, e la chiesetta di Santa Maria Maddalena, risalente al Trecento.