Provincia di Latina

Lazio - Sigla: LT

33 Comuni Codice: 059 Regione: 12

Descrizione

Territorio. Provincia situata nella porzione sud-occidentale del Lazio, con una morfologia prevalentemente collinare e pianeggiante; la sua dinamica economia si fonda sull’industria, sul terziario e sulle attività agricole. Comprende l’arcipelago delle Isole Pontine, o Ponziane, ed è delimitata a oriente dalle catene dei monti Lepini, Ausoni e Aurunci, a meridione dal corso del fiume Garigliano, confine naturale con la Campania, a settentrione dalla piatta distesa dell’agro pontino -che si congiunge, senza evidenti confini naturali, con la Campagna di Roma- e a occidente dal mar Tirreno. Le dinamiche socio-economiche degli ultimi decenni hanno determinato uno sviluppo notevole degli insediamenti di pianura, sul territorio dei quali sono sorti alcuni dei poli produttivi pi๠moderni dell’intero Lazio, e di quelli costieri, dinamicamente proiettati nelle attività del terziario avanzato, legato soprattutto ai sempre pi๠consistenti flussi turistici. A questo fenomeno hanno contribuito anche la contrazione della superficie a bosco, la non concorrenzialità dei prodotti dell’agricoltura montana e alto-collinare e la diminuzione del patrimonio ovino e caprino, che hanno ulteriormente incrementato lo spopolamento delle zone montane, da sempre incapaci di assorbire la manodopera locale e di offrire prospettive valide alle nuove generazioni. La popolazione, suddivisa in 33 comuni e con un indice di vecchiaia inferiore alla media, si distribuisce in maniera molto uniforme sull’intero comprensorio, prevalendo la forma insediativa sparsa su quella accentrata. Dal punto di vista del paesaggio si possono individuare due ambienti naturali ben distinti tra loro: la costa e le pianure litoranee; la fascia collinare e montuosa antiappenninica. Il primo di essi è costituito da un litorale esteso, fortemente antropizzato, caratterizzato dall’alternanza di lunghe e sinuose spiagge sabbiose e tratti scoscesi di costa rocciosa calcarea, che forma panoramici promontori; la vasta piana bonificata dell’agro pontino, sulla quale degradano morbide colline ricoperte di oliveti è, invece, il regno dell’agricoltura intensiva -questa piatta distesa, percorsa da strade che si incrociano ad angolo retto, è punteggiata da tipici insediamenti, i borghi-. Gli Antiappennini, che percorrono il territorio provinciale in tutta la sua lunghezza, si caratterizzano per un’alta aridità dei versanti esposti a occidente e per un accentuato carsismo, che favorisce una rilevante presenza di risorgive ai loro piedi, come quella del fiume Ninfa. Alle quote pi๠elevate, sui versanti rivolti a settentrione e a oriente resistono ancora sparsi lembi di cerrete e faggete, ricche di essenze rare come il tasso, che un tempo ammantavano l’intera fascia montuosa calcarea. Nello stemma provinciale, concesso con Decreto del Presidente della Repubblica, compare, sullo sfondo del cielo, una banda verde, bordata da due filetti d’argento, raffigurante tre spighe di grano e accompagnata da una torre posta sulla cima centrale di tre monti e da un’ancora immersa in un mare fluttuoso. Comunicazioni. Il territorio provinciale funge da cerniera, per quanto concerne le comunicazioni, tra la conurbazione romana e quella napoletana e, pur non essendo attraversato dal tracciato dell’autostrada A1 del Sole (Milano-Roma-Napoli), è nondimeno interessato da alcune delle direttrici longitudinali pi๠importanti del traffico tirrenico. Ai primi posti, per importanza economica e volume di traffico, vanno senza dubbio collocate le strade statali n. 7 Appia, n. 148 Pontina e n. 207 Nettunense, che convergono verso Roma, e la statale n. 213 Flacca, che corre lungo la costa tra Terracina e Formia. Lungo il suo percorso, inoltre, la via Appia è intersecata da altre statali di rilievo interregionale e comprensoriale, che completano il tessuto connettivo della viabilità : la n. 156 dei monti Lepini, la n. 609 Carpinetana, la n. 82 della valle del Liri, che collega la Marsica, in Abruzzo, alla costa tirrenica, e la n. 630 Ausonia. I collegamenti ferroviari si articolano su due tratte: la “Direttissima” Roma-Napoli, di importanza nazionale, e la Terracina-Fossanova (Priverno), di rilievo comprensoriale. àˆ infine attivo un servizio di traghetti e aliscafi, che collegano l’Arcipelago Pontino ai porti di Anzio (RM), Formia, Terracina e Napoli -via Ischia-. Storia. Abitata fin da epoche assai remote, come testimoniano ritrovamenti archeologici provenienti dal promontorio del Circeo risalenti al paleolitico medio (70.000-35.000 a. C. circa) e al paleolitico superiore (35.000-8.500 a. C. circa), in epoca preromana fu dimora, oltre che di genti latine, anche di altri gruppi etnici sopraggiunti in un secondo tempo, come i volsci, discesi dagli Appennini attraverso le valli dei fiumi Liri e Sacco alla fine del VI secolo a. C., e gli aurunci. Definitivamente assoggettata da Roma dopo il 338 a. C., venne inserita dall’imperatore Augusto nella REGIO I (LATIUM ET CAMPANIA). Il crollo dell’impero romano causò la disgregazione del tessuto sociale e culturale precedente; il sistema viario -compresa la via Appia- e gli acquedotti andarono in rovina e la palude si rimpossessò di grandi estensioni di terreno. Compresa in seguito nel DUCATUS ROMANUS bizantino, la zona venne trasformata in un campo di battaglia durante i sanguinosi anni della guerra greco-gotica (535-553); fu in parte risparmiata dalle incursioni dei longobardi ma venne nuovamente e duramente provata da quelle dei saraceni (IX-X secolo) e degli ungari (X secolo). La graduale affermazione del dominio papale -consolidatasi nel 1198, con l’ascesa al soglio pontifico di Innocenzo III- e la conseguente riorganizzazione amministrativa del territorio -che comprendeva l’attuale provincia solo fino al limite meridionale di Terracina, essendo la parte rimanente inserita dapprima nel regno di Sicilia e successivamente in quelli di Napoli e delle due Sicilie fino all’unità d’Italia- segnarono definitivamente la storia del comprensorio poiché, per tutto il Medioevo e oltre, venne inglobato nello Stato della Chiesa. Sottoposto per lunghi secoli all’esercizio del DOMINATUS LOCI da parte di vescovi, abbazie e laici, legati perlopi๠alla Santa Sede, che ne rallentarono lo sviluppo economico, sociale e culturale, il territorio venne inserito nel Dipartimento del Circeo durante la Repubblica Romana (1798-99) e successivamente nel Dipartimento napoleonico di Roma (1809-1814); dopo la riforma di papa Gregorio XVI (1833) fu inglobato, in gran parte, nella Legazione di Velletri fino al 20 settembre 1870, quando le truppe italiane posero fine al secolare potere temporale dei papi. Struttura socio-economica. L’economia della fascia costiera e dell’agro pontino rappresenta una fonte generosa di benessere per la provincia, che, nonostante qualche squilibrio economico tra le zone collinari e montuose dell’entroterra e le rimanenti, è dotata di notevoli potenzialità di sviluppo. Per ciò che concerne le attività legate al settore primario il comprensorio può a ragione essere definito la fattoria del Lazio: le particolari condizioni climatiche e la fertilità dei suoli di bonifica, infatti, permettono le produzioni pi๠svariate e redditizie -mais e grano, pomodori, angurie, arance, kiwi, carciofi, assai rinomati, olive e uva-; non manca, inoltre, una superba produzione lattiero-casearia, che tra le sue specialità annovera le giustamente famose mozzarelle di bufala. Il settore secondario ha conosciuto uno sviluppo notevole, grazie anche all’inclusione della provincia, nel recente passato, nei benefici di legge della Cassa per il Mezzogiorno, oltre che ai vantaggi di posizione geografica e infrastrutture, che hanno attirato cospicui capitali. Tra i maggiori poli produttivi vanno annoverati quello di Aprilia -tra i pi๠importanti dell’intera regione- e quello di Latina-Cisterna di Latina; il polo di Fondi deve la sua importanza soprattutto alle dimensioni della produzione agricola e all’importante ruolo del suo mercato ortofrutticolo (Mof). Il terziario si fonda, oltre che sul comparto della pubblica amministrazione, anche su quelli pi๠sofisticati dell’intermediazione finanziaria, dell’informatica e delle assicurazioni; il turismo balneare rappresenta una cospicua fonte di ricchezza. Oltre a Latina e a Roma, costituiscono poli di gravitazione Fondi, Formia, Priverno e Terracina.

Ambiti Territoriali

DEFINIZIONE Ad uno sguardo anche superficiale sul territorio provinciale emergono, con chiara evidenza, le differenze morfologiche, insediative ed economico-produttive tra la fascia pianeggiante costiera e quella interna, collinare e montuosa; risulta, dunque, agevole suddividere la provincia in due ambiti sub-provinciali ben distinti, corrispondenti all’agro pontino, costa tirrenica e Arcipelago Pontino, da un lato, e alle dorsali antiappenniniche dei monti Lepini, Ausoni e Aurunci, dall’altro. Questi due ambiti, ben riconoscibili e definiti da precisi caratteri ambientali e antropici, si distendono contigui per tutta la lunghezza del territorio provinciale; le zone basso-collinari di transizione, ai piedi delle quali spesso le acque inghiottite dai fenomeni carsici dei rilievi trovano una via di uscita, alimentando numerose risorgive, rappresentano la cerniera ideale tra essi. Nella parte pi๠meridionale del comprensorio, inoltre, la vasta piana di Fondi, incuneandosi tra le catene degli Ausoni e degli Aurunci, interrompe la lunga teoria di cime calcaree e brulle che si gettano nel mar Tirreno. Agro pontino, costa e arcipelago pontino: Aprilia, Cisterna di Latina, Fondi, Formia, Gaeta, Latina, Pontinia, Ponza, Sabaudia, San Felice Circeo, Sperlonga, Terracina, Ventotene. Dorsali antiappenniniche: Bassiano, Campodimele, Castelforte, Cori, Itri, Lenola, Maenza, Minturno, Monte San Biagio, Norma, Priverno, Prossedi, Roccagorga, Rocca Massima, Roccasecca dei Volsci, Santi Cosma e Damiano, Sermoneta, Sezze, Sonnino, Spigno Saturnia. AGRO PONTINO, COSTA E ARCIPELAGO PONTINO Territorio. In ricordo dell’antico ambiente naturale della fascia costiera, prima della bonifica, sono sopravvissuti alcuni laghi, relitti delle scomparse paludi pontine (laghi di Fogliano, dei Monaci, di Caprolace, di Sabaudia e Lungo), ricchi di animali acquatici (cefali, anguille, spigole, salpe, latterini, orate) e rifugio di una preziosa avifauna (cavalieri d’Italia, aironi cinerini, fratini, corrieri, mignattai, i rarissimi falchi pescatori, cicogne nere e altri). Dove l’originaria macchia mediterranea ha resistito all’impatto delle attività umane, come sullo splendido promontorio del Circeo, inserito nel Parco nazionale omonimo, è tuttora possibile osservare rarissimi endemismi e specie rare (farnetto e farnia), accanto ad essenze pi๠comuni, come il lentisco, il mirto, il cisto, la ginestra e la tamerice. Alle spalle di Terracina sorge lo spettacolare ambiente naturale di Campo Soriano, dove una foresta di guglie di roccia si erge dal suolo rossiccio. Al largo della costa, da un mare blu cobalto, emergono le rocce grigiastre e giallognole, di origine vulcanica, che formano l’Arcipelago Pontino; ricoperte da una vegetazione stentata, distrutta nel corso del tempo dalle attività umane, sono il santuario naturale di molte specie di uccelli nei periodi di passo primaverile e autunnale (gru, upupe, gruccioni, cuculi, beccacce, falchi pellegrini -che nidificano sulle scoscese scogliere- e molti altri). Comunicazioni. La statale n. 7 Appia, che poco pi๠a sud di Cisterna di Latina inizia a fendere l’agro pontino col rettilineo pi๠lungo d’Italia -41 km in direzione di Terracina-, e la statale n. 148 Pontina rappresentano, per volume di traffico privato e commerciale, le arterie fondamentali del comprensorio, oltre che due delle pi๠importanti dell’intera regione; sul corridoio tirrenico sud, formato dalle statali citate, si riversano, infatti, gli alti flussi di traffico in direzione di Roma e dei poli produttivi di questo ambito sub-provinciale. Le statali n. 207 Nettunense, che unisce la zona dei Castelli Romani ad Anzio (RM), e n. 213 Flacca, che corre sinuosa lungo la costa tra Terracina e Formia, completano il tessuto connettivo del territorio. Quasi parallelo al percorso dell’Appia, si sviluppa inoltre il tracciato della linea ferroviaria “Direttissima” Roma-Napoli, cosଠdefinita poiché accorcia di 33 km il tracciato della vecchia linea che passa per Cassino; a questa tratta di rilievo interregionale si affianca quella assai pi๠modesta della Terracina-Fossanova (Priverno) -la porzione settentrionale di questo ambito è inoltre solcata dalla linea metropolitana Roma-Nettuno-. Ai porti di Formia, Terracina, Ponza e Ventotene e a quello turistico, commerciale e militare di Gaeta si aggiungono i porticcioli turistici di Sperlonga e San Felice Circeo; inoltre, il lago di Sabaudia, collegato al mare per mezzo del canale di Torre Paola, può essere considerato un porto naturale privo di strutture e servizi. Storia. Frequentato fin dalle epoche pi๠remote, come testimoniano reperti risalenti al paleolitico medio, questo territorio fu antica dimora di ausoni, aurunci e volsci, gradualmente sottomessi al dominio di Roma. Già durante il II secolo a. C. furono fatti i primi tentativi da parte dei romani per arrestare il progressivo impaludamento della piana pontina, attraverso cui correva la via Appia, la REGINA VIARUM, costruita tra il 312 e il 191 a. C. Devastanti furono gli esiti della guerra greco-gotica e delle successive invasioni dei longobardi (VIII secolo d. C.), degli ungari e dei saraceni (IX-X secolo); questi ultimi occuparono per circa un secolo, a partire dall’813, le isole di Ponza e Ventotene. La zona fu gradualmente inglobata nei possedimenti della Santa Sede nella sua porzione centro-settentrionale mentre da Terracina fino al Garigliano, dal VI secolo fino all’unità d’Italia, fece parte dei possedimenti bizantini, normanni, angioini, aragonesi e borbonici. Per lunghi secoli fu divisa tra diversi feudatari, sia laici sia ecclesiastici, tra i quali vanno menzionati i Colonna, i Caetani, i Frangipane, gli Annibaldi, i Carafa e i Farnese; i domini di queste due ultime famiglie nobiliari compresero anche le Isole Pontine fino al XVIII secolo, quando subentrarono i Borboni. La secolare lotta contro l’impaludamento delle zone di pianura fu ripresa con vigore dal XVI secolo, per volere di papa Leone X e proseguita da diversi suoi successori -Sisto V (1585-1590) e Pio VI (1777-1798)-; tuttavia fu solo negli anni Trenta del Novecento che tutte le zone di pianura furono definitivamente bonificate e rese disponibili per le attività agricole e la nascita di nuovi insediamenti -Latina (1932), Sabaudia (1934), Pontinia (1935) e Aprilia (1936)-. Struttura socio-economica. Densamente popolato, il comprensorio concentra la maggior parte delle risorse economiche della provincia. L’elevata fertilità del suolo bonificato ha favorito l’impianto di attività agricole di tipo intensivo, che alimentano uno dei comparti industriali trainanti, ovvero quello della trasformazione dei prodotti agricoli; l’olivicoltura, la viticoltura, le attività zootecniche e, lungo la fascia costiera, la pesca rappresentano i legami della popolazione con le proprie radici culturali, pur essendo queste in alcuni casi (Latina, Pontinia, Sabaudia, Aprilia) poco profonde ed eterogenee. Il settore secondario, grazie alla vicinanza delle grandi vie di comunicazione e a una buona dotazione infrastrutturale, ha trovato nell’agro pontino una delle sedi elettive dell’intera regione; particolarmente vivaci e trainanti, oltre a quello agro-alimentare prima ricordato, sono i comparti della chimica, della farmaceutica, dell’informatica e dell’elettronica. Il terziario, compreso quello avanzato, trae grandi vantaggi dal dinamismo dell’industria e dal turismo, che, lungo le coste, si avvale di una notevole disponibilità di strutture ricettive moderne e confortevoli. Il capoluogo provinciale e Formia rappresentano i principali punti di riferimento per i rapporti con le istituzioni e i consumi; Terracina e Fondi costituiscono altri poli di attrazione commerciale. DORSALI ANTIAPPENNINICHE Territorio. Dal punto di vista naturalistico e paesistico si tratta di un territorio di transizione tra l’ambiente della costa e quello degli Appennini, vera cerniera geomorfologica tra le lunghe e piatte distese del litorale e le verdi cime laziali-abruzzesi. L’infilata dei Lepini, degli Ausoni e degli Aurunci, che forma una vera e propria barriera protettiva alle spalle della pianura, è caratterizzata dalle comuni origini calcaree e da rilevanti fenomeni di carsismo; gli Ausoni e gli Aurunci si spingono, in alcuni punti, fino al mare, precipitandovi con spettacolari promontori di candida roccia, come quelli alle spalle di Terracina, Sperlonga e Gaeta. In questa loro discesa nel blu intenso del mar Tirreno imprigionano pianure di bonifica di dimensioni per lo pi๠modeste, orlate di spiagge dalla sabbia fine e dorata; fa eccezione l’estesa e fertilissima piana di Fondi, in parte occupata dallo splendido lago omonimo, circondato di campi coltivati e aranceti profumati nonché sovrastato dalle cime dei monti Calvo, Giusto e Santo Stefano. Fantastiche formazioni calcaree affiorano spesso tra sugheri, ornielli e carpini e non mancano inghiottitoi e grotte, anche di grandi dimensioni. Comunicazioni. Le strade statali n. 156 dei monti Lepini, n. 82 della valle del Liri e n. 630 Ausonia rappresentano le arterie della struttura urbana, residenziale e produttiva del territorio: la prima si snoda sinuosa tra Frosinone e Sezze dove, lasciandosi alle spalle i rilievi, si inoltra nell’agro pontino in direzione di Latina; la seconda collega la Marsica, in Abruzzo, alla costa tirrenica, seguendo in parte il tracciato naturale scavato nel corso dei millenni dal fiume Liri; la terza, infine, collega l’im portante polo produttivo di Cassino (FR) a Formia. La linea ferroviaria “Direttissima” Roma-Napoli lambisce il territorio tra le stazioni di Latina Scalo e Fossanova (Priverno), prima di inoltrarsi, con la lunga galleria di mont’Orso (7.400 metri), sotto la catena degli Ausoni e raggiungere lo scalo di Itri. A Scauri (Minturno) si trova un porticciolo turistico. Storia. Questo territorio conobbe insediamenti preromani ascrivibili ai gruppi etnici degli ausoni, dei volsci e degli aurunci. Durante l’alto Medioevo, in seguito allo sfaldamento dell’impero romano, conobbe lunghi secoli di devastazioni causate dalle invasioni dei goti e dei longobardi e dalle successive guerre di riconquista bizantina; tra il IX e il X secolo, inoltre, fu teatro delle sanguinose scorrerie saracene e, probabilmente, ungare. Compreso in parte nello Stato della Chiesa -grossomodo fino all’altezza di Monte San Biagio- e in parte nel regno normanno di Sicilia e, successivamente, in quello di Napoli e in quello borbonico delle due Sicilie, conobbe l’esercizio del DOMINATUS LOCI, sia civile che ecclesiastico; tra le famiglie baronali pi๠importanti ricordiamo i Caetani, i Colonna, i Conti di Ceccano, gli Aldobrandini, i Carafa della Spina e i Borghese. In epoca pi๠recente, a causa della sua posizione di cerniera tra lo Stato Pontificio e quello delle due Sicilie, conobbe il fenomeno del brigantaggio, che caratterizzò gli anni a ridosso del Risorgimento prolungandosi fino a dopo la breccia di Porta Pia (1870), con la quale il regno d’Italia pose fino al potere temporale dei papi. Struttura socio-economica. Si tratta di un territorio dedito prevalentemente alle attività agricole e zootecniche, seppure molto meno meccanizzate e specializzate rispetto all’altro ambito sub-provinciale. Tuttavia, per il suo alto valore storico e ambientale, è un territorio dalle potenzialità turistiche interessanti, già in parte intelligentemente sfruttate, oltre che nel tratto di costa tra Marina di Minturno e Scauri (Minturno), anche nel comprensorio dei monti Lepini e della valle del fiume Amaseno. Non mancano poli industriali di secondo livello, caratterizzati dalla presenza di aziende di piccole dimensioni a carattere semi-artigianale, come quelli di Priverno -sotto molti aspetti integrato con quello ben pi๠importante di Latina-Cisterna di Latina- e di Minturno-Castelforte: il primo è prevalentemente incentrato sulla trasformazione dei prodotti agricoli e sui comparti della metallurgia, dei tessuti e delle confezioni; il secondo sui comparti agro-alimentare, del legno e della carta. Priverno rappresenta anche un modesto polo di gravitazione commerciale.

Comuni della Provincia

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Informazioni

  • Nome completo Latina
  • Sigla LT
  • Codice ISTAT 059
  • Regione Lazio
  • Numero comuni 33

Date Storiche

Statistiche Comuni

  • Popolazione media 0 ab.
  • Comune più popoloso 0 ab.
  • Altitudine media 0 m
  • Altitudine massima 0 m

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