Cenni storici su Canicattini Bagni.
Il toponimo è di sicura origine araba, ma la sua etimologia è ancora incerta.
Alcuni ipotizzano una derivazione dal termine “alqatta”, ‘il tagliapietre’, altri lo riconducono all’espressione “al-Qatah”, ‘luogo elevato in vetta ad un monte’, altri ancora, partendo dalla forma latina CANDICATTINUM, vi rintracciano l’arabo “handaq at-tin“, ‘fossato di fango’.
Il determinante ricorda la sua ubicazione nel feudo Bagni.
La sua fondazione risale alla prima metà del XVII secolo, quando il marchese Mario Danieli ottenne la “licentia populandi”, ovvero il permesso di costruire un centro abitato nei suoi possedimenti al fine di un migliore e più razionale sfruttamento.
Tuttavia la zona era già abitata sin dai tempi preistorici, come testimonia il ritrovamento di tombe sicule accanto ai numerosi villaggi e necropoli bizantine.
Influenzata dalla vicinanza al capoluogo provinciale, ottenne l’autonomia amministrativa soltanto nel 1828.
La semplice edilizia delle abitazioni e degli edifici pubblici fu arricchita agli inizi del Novecento dal lavoro degli scalpellini, abili intagliatori di pietra, che la resero alquanto caratteristica e suggestiva, riprendendo nei temi architettonici e nelle decorazioni eclettiche i dettami dello stile liberty minore.
Del patrimonio storico-architettonico fanno parte: il ponte di Sant’Alfano, costruito dal barone Pietro Landolina sul finire del Settecento in pietra calcarea; la chiesa madre; la villa comunale, al cui interno si trova il monumento ai caduti della prima guerra mondiale, e la villa del Seminario.